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gestione del rischio
L'articolo propone un possibile percorso per stabilire
e controllare il rischio associato all'uso di impianti dentali, con lo scopo
di minimizzare la probabilità di arrecare i danni al paziente, seguendo
le tecniche di gestione del rischio descritte in specifiche norme internazionali.
Tomaso Villa - Virginio
Quaglini
La gestione del rischio negli impianti dentali - Seconda
parte
italian
Dental Economist -
1/2006
-
febbraio 2006
L'esecuzione dell'analisi dei rischi rientra in un'attività più
complessa ed articolata che prende il nome di gestione del rischio.
Le linee guida per lo svolgimento delle attività di gestione del rischio
dei dispositivi medici sono stabilite dalla norma europea UNI
EN ISO 14971.
Tale attività di gestione del rischio prevede alcune fasi:
- attribuzione delle responsabilità,
ossia la definizione di quali persone, uffici o reparti all'interno dell'azienda
debbano occupare determinati ruoli e svolgere determinati compiti
- definizione delle competenze
e delle persone fisiche addette a svolgere specifiche fasi della gestione
del rischio: questa parte riveste un'importanza fondamentale per l'efficacia
del processo di gestione del rischio e la norma sottolinea come le persone
preposte a tale attività debbano possedere competenze specifiche documentate
sia nelle tecniche di gestione del rischio che nel campo applicativo relativo
al particolare prodotto
- determinazione dei criteri di accettabilità
del rischio, ossia dei livelli quantitativi per cui si ritiene
un rischio accettabile
- predisposizione di un piano di verifica,
che altro non è che un periodico riesame della valutazione del rischio
che tenga conto di eventuali nuove informazioni derivanti dal follow-up clinico
del proprio dispositivo o di dispositivi analoghi, da nuovi dati derivanti
da letteratura specifica o, più in generale, da avanzamenti nella tecnologia
o nel sapere scientifico legati al particolare dispositivo.
Bisogna sottolineare che l'attività di gestione del rischio come prospettata
nella norma UNI EN ISO 14971 è un processo che accompagna un dispositivo
dalla sua ideazione (progettazione) fino all'uso clinico e che quindi può
coprire un lasso temporale che potrebbe anche essere di numerosi anni.
Per questo motivo è necessario, e la norma ne fa particolare richiesta,
che ogni fase di tale processo sia registrata in apposite documentazioni che
riportino la storia delle attività di gestione del rischio del
dispositivo per tutta la sua vita utile.
L'incremento di sicurezza per l'utilizzatore (medico) e per il paziente che
dovrebbe derivare dall'applicazione dei dettami della nuova norma al processo
di gestione e controllo del rischio risiede proprio nella rintracciabilità
non solo di ogni elemento costituente il dispositivo medico (soprattutto in
caso di malfunzionamento o rottura) ma di ogni singola fase di progettazione,
realizzazione e commercializzazione che riguarda tale dispositivo, nonché
della persona che ha seguito e valutato il rischio associato a ciascuna delle
fasi elencate.
Giunti a questo punto può essere utile fornire un esempio di come venga
di fatto applicato il processo di gestione del rischio ad un particolare dispositivo
quale un impianto dentale.
ESEMPIO: resistenza meccanica dell'impianto dentale
Dopo aver stabilito che l'uso previsto di un impianto dentale è quello
di sostituire un dente mancante nella sua forma e nella sua funzione legata
alla masticazione, uno dei pericoli noti o prevedibili (o possibile
causa di danno,
PCD) è rappresentato dall'azione
di forze meccaniche che agiscono per tutto il corso della sua vita utile a causa
dell'attività masticatoria del paziente, con conseguente possibile compromissione
della resistenza meccanica dell'impianto stesso.
Tale resistenza meccanica dipende da numerosi fattori, tra i quali i più
importanti sono sicuramente il materiale del quale è costituito l'impianto
e le dimensioni del dispositivo: durante la fase di progettazione lo sforzo
che normalmente si fa è quello di ottimizzare la scelta di questi
due fattori guardando anche alle capacità che il dispositivo dovrà
avere in termini di funzionalità e di compatibilità biomeccanica.
In relazione a tale pericolo, viene associato un rischio corrispondente ad un
danno D, cioè alla perdita dell'impianto
a seguito del cedimento strutturale (EI)
con conseguente perdita della funzionalità stessa del dispositivo: un
tipo di danno di questo genere è ritenuto Critico
e la probabilità che si verifichi si ottiene, ancora una volta, dalla
combinazione delle probabilità che si verifichino i singoli eventi:
| PCD |
Sovrasollecitazione dell'impianto |
| EI |
Affaticamento del materiale e rottura |
| D |
Perdita dell'impianto |
Da questa combinazione, il livello di probabilità totale che si ottiene
viene ritenuto Probabile: incrociando questo
dato con quello relativo al tipo di danno (Critico)
nella matrice di criticità del rischio, si capisce che alla domanda “…è
necessaria una riduzione del rischio?” la risposta non può che
essere affermativa, poiché il punto A, rappresentativo di questa
situazione, si trova nella zona Non Accettabile
(Figura
1).
Una prima misura appropriata per la riduzione del rischio viene di
solito posta in essere già nella fase di progettazione, sulla carta,
con calcoli che permettono di dimensionare opportunamente i componenti dell'impianto
affinché resistano all'azione dei carichi masticatori.
Tale progettazione deve tenere conto che, normalmente, il tipo di azione masticatoria
che può compromettere la resistenza dell'impianto può essere classificato
in due tipologie: un'azione particolarmente intensa ma che viene ripetuta una
o al più un numero limitato di volte (il paziente cerca di rompere il
guscio di una noce con i denti o mastica il torrone una volta all'anno) e invece
l'azione normale di masticazione di cibi non particolarmente duri.
Queste due tipologie di azione implicano due diverse possibili cause di danno
per la resistenza meccanica dell'impianto che devono essere necessariamente
prese entrambe in considerazione durante la fase di progettazione.
Normalmente il dispositivo viene progettato con una sezione resistente leggermente
più grande (circa una volta e mezzo) di quella che deriverebbe dai calcoli
di dimensionamento così da compensare eventuali sottostime dei carichi
agenti in esercizio o incertezze circa le direzioni lungo le quali agiscono
i carichi masticatori.
Questa metodologia di progettazione è sufficientemente efficace nei
riguardi delle sollecitazioni statiche ma lo è in misura minore se si
considerano le sollecitazioni di tipo dinamico, essendo la resistenza dinamica
dipendente non solo dalla sezione resistente ma anche dalla qualità di
lavorazione ed ottenimento del manufatto finale. Per questo motivo, la probabilità
totale che il danno si verifichi si abbassa solo fino a livello Raro
portando il punto rappresentativo della situazione da A a B: il
rischio residuo che segue l'implementazione di questo tipo di misura
di riduzione è quindi ancora Non
Accettabile e necessita quindi di un ulteriore ritorno alla Fase
precedente.
Lo strumento per abbassare ulteriormente la probabilità che il danno
si verifichi è una validazione sperimentale dei calcoli di progettazione
attraverso delle prove meccaniche in laboratorio su prototipi del dispositivo
(Figura 3), simulando l'azione dei carichi masticatori, sia in termini di entità
di tali carichi, sia in termini di numero di volte che tali carichi sono applicati
in relazione alla vita utile che ci si aspetta dal dispositivo (tali dati sono
normalmente reperibili dalla letteratura specifica
[Craig R.G. (ed.) Restorative Dental Materials; VI ed; C.V. Mosby 1980; St.
Louis, MO.])
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Figura 3
Prove meccaniche su un impianto dentale con moncone angolato: set
up di prova e schema |
Per quanto detto prima, le prove meccaniche dovranno quindi essere sia di tipo
statico, cioè prove nelle quali il dispositivo viene portato a
rottura applicando una volta sola il carico al fine di stabilire se il valore
massimo registrato sia compatibile con alti carichi derivanti dalle particolari
condizioni masticatorie sopra riportate, sia di tipo dinamico, cioè
prove nelle quali il carico viene applicato per un numero di cicli elevato e
che hanno come scopo quello di verificare se l'impianto potrà sopportare
la normale attività masticatoria del paziente.
Dopo la valutazione dei risultati derivanti da tali prove, il produttore avrà
accertato “…oltre ogni ragionevole dubbio…” che,
dopo aver posto in essere tutte le misure preventive consistenti nell'esecuzioni
delle prove meccaniche, il rischio residuo complessivo associato all'azione
dei carichi masticatori, ricade nella zona ALARP (punto C), essendo ora
la probabilità di causare il danno Incredibile
.
Le attività di gestione del rischio non sono però finite: la
Fase 13 prescrive di mantenere monitorate nel tempo le cosiddette informazioni
di post-produzione. Tali informazioni possono trarre i dati di input da
diverse fonti: va innanzitutto monitorato l'andamento clinico dell'impianto
con revisione del processo di gestione del rischio nel caso in cui si verifichino
delle rotture o dei fallimenti.
Elementi che portano a nuova analisi del rischio possono essere anche fallimenti
di impianti di tipologia simile ma di altri produttori e riportati in letteratura.
Infine deve anche essere tenuto in conto il progresso tecnologico o l'introduzione
di nuove tecniche: se, ad esempio, la ricerca internazionale mettesse in luce
che l'utilizzo di un certo materiale non è più garanzia di sicurezza
per il paziente, questo elemento porterebbe sicuramente ad un processo di revisione
del rischio, così come se un nuovo materiale con migliori caratteristiche
di biocompatibilità o resistenza meccanica dovesse essere introdotto
sul mercato, questo elemento dovrebbe essere preso in considerazione al fine
di una ulteriore riduzione del rischio complessivo associato all'uso del dispositivo.
CONCLUSIONI
Al fine di garantire la sicurezza di un nuovo dispositivo, una procedura complessa
e standardizzata come proposta dalla norma UNI EN ISO 14971 per valutarne
il rischio associato all'uso potrebbe sembrare un sovraccarico di lavoro per
il produttore: bisogna però tenere in conto che la metodologia che sta
alle base dell'analisi del rischio dovrebbe diventare parte integrante del naturale
processo di sviluppo del dispositivo stesso, dalla progettazione fino alla fase
che segue la sua commercializzazione.
In quest'ottica, un processo di produzione strutturato mediante l'aiuto di
uno standard focalizzato sulla minimizzazione del rischio va visto come una
semplificazione e non come un aggravio. Tuttavia la norma UNI EN ISO 14971
necessita sicuramente di miglioramenti, in particolare per quanto riguarda la
quantificazione del rischio associato ad un qualsiasi danno, in quanto ogni
soggetto attribuisce un valore diverso alla probabilità che si verifichi
un danno ed al danno che potrebbe derivare dalla esposizione ad un pericolo.
Studi statistici di settore eseguiti su larga scala potrebbero permettere una
definizione più appropriata dell'espressione del rischio stesso con una
notevole semplificazione dell'intero processo di gestione del rischio.
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