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gestione del rischio
Un possibile percorso per stabilire
e controllare il rischio associato all'uso di impianti dentali con lo scopo
di minimizzare la probabilità di arrecare i danni al paziente, seguendo
le tecniche di gestione del rischio descritte in specifiche norme internazionali.
Tomaso Villa - Virginio
Quaglini
La gestione del rischio negli impianti dentali - Prima
parte
italian
Dental Economist -
5/2005
-
novembre 2005
Attualmente l'impiego di impianti dentali endossei rappresenta la soluzione
più praticata per il trattamento dell'edentulismo.
Grazie all'esperienza acquisita dagli operatori e alla versatilità delle
nuove generazioni di impianti è possibile intervenire anche su situazioni
una volta ritenute proibitive o a rischio.
Dall'analisi dei dati riportati in letteratura l'impianto dentale appare oggi
un dispositivo quasi completamente sicuro, ma se colleghiamo le piccolissime
percentuali di rischi connessi al suo utilizzo con il grande numero di pazienti
che viene quotidianamente sottoposto all'intervento in tutto il mondo (oltre
500mila impianti all'anno nella sola Italia), appare evidente che il
numero di individui che vanno incontro alle complicazioni associate non è
certo esiguo ed è ancora destinato ad aumentare.
Per tutti i dispositivi medici venduti nei Paesi della Unione Europea,
inclusi quindi gli impianti dentali, le loro componenti protesiche e gli strumenti
chirurgici, la Direttiva
Europea 93/42/CEE richiede al fabbricante di eseguire una analisi dei
rischi associati al proprio prodotto, in modo da garantire la sicurezza per
il paziente nelle normali condizioni d'uso. Bisogna infatti considerare che
esiste sempre un rischio di compromettere lo stato di salute o le condizioni
generali del paziente a seguito di un intervento implantologico, ed il fabbricante
dell'impianto deve assicurarsi che il livello di rischio legato al proprio prodotto
sia accettabile, tenuto conto delle condizioni d'impiego e delle finalità
riabilitative del dispositivo.
L'analisi dei rischi è quindi uno strumento fondamentale per la progettazione
di qualsiasi dispositivo medico, attraverso la quale il fabbricante si accerta
che il livello di rischio sia il più basso possibile compatibilmente
con le caratteristiche del proprio dispositivo, e che comunque tale rischio
sia controbilanciato dai benefici attesi dal suo impiego. D'altra parte la esecuzione
di una analisi dei rischi dettagliata ed esaustiva rappresenta anche una garanzia
per il medico implantologo che avrà la certezza di utilizzare un prodotto
per il quale sono state prese durante la progettazione e la fabbricazione tutte
le precauzioni per minimizzare la probabilità di arrecare danni al paziente.
Di seguito verranno quindi illustrati i concetti basilari per comprendere come
viene svolta l'analisi dei rischi per un impianto dentale, partendo dalla definizione
di rischio e illustrando poi le linee guida per la esecuzione della analisi
suggerite da alcune norme tecniche attualmente in uso.
IL CONCETTO DI RISCHIO
La definizione di rischio è legata al pericolo che si verifichi un danno
ed alla entità del danno medesimo.
Per comprendere questo concetto conviene partire da un esempio.
| Perdita della sterilità
di un impianto dentale |
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Si supponga che durante il trasporto si
danneggi il blister che racchiude un impianto sterile e l'impianto perda
la propria sterilità. Questa eventualità rappresenta una situazione
di pericolo, cioè una potenziale causa di danno (PCD).
Se il medico implantologo non si accorge della rottura del blister e utilizza
l'impianto non sterile in un paziente, si verifica un evento indesiderato
(EI), che è conseguenza della PCD.
L'evento indesiderato può evolvere in esiti diversi: si può
avere una semplice infezione peri-implantare localizzata, che se prontamente
trattata con antibiotici evolve con decorso positivo, oppure una infezione
non trattata che porta alla mancata osteointegrazione e alla perdita dell'impianto.
Ciascuna di queste conseguenze dell'evento indesiderato rappresenta un danno
(D), cioè una lesione fisica, alla salute o alla proprietà,
per il paziente, e questi danni hanno gravità differente l'uno dall'altro. |
In questo semplice esempio abbiamo individuato gli elementi principali che
concorrono a definire un rischio.
Per prima cosa, esiste una catena di eventi per cui la situazione di pericolo,
o potenziale causa di danno, può portare, in certe condizioni, ad un
evento indesiderato, che può a sua volta evolvere in una situazione di
danno reale.
A ciascuno di questi eventi si può associare una probabilità:
- PCD% rappresenta la probabilità
che si verifichi la PCD (la rottura della
confezione dell'impianto)
- EI% rappresenta la probabilità
che dalla PCD consegua l'evento indesiderato (l'impianto non sterile
viene utilizzato in un paziente)
- D% rappresenta infine la probabilità
che l'EI produca un certo danno (una infezione localizzata trattata
efficacemente con antibiotici oppure la perdita dell'impianto)
La probabilità totale (Prob%) che
a un pericolo segua effettivamente il danno è quindi pari al prodotto
delle singole probabilità che si verifichi ciascun evento:
A ciascun danno può poi essere associato un indice di gravità
(GR), cioè una misura di quanto ingenti siano le conseguenze sulla
salute del paziente e la loro durata. Nell'esempio precedente la gravità
del danno è diversa nel caso di una infezione peri-implantare prontamente
curata oppure di mancata integrazione dell'impianto.
Il rischio viene quindi definito come la misura che associa la probabilità
che dal pericolo si giunga a un danno reale (e quindi la frequenza del verificarsi
del danno) con la misura dei suoi effetti e conseguenze (gravità del
danno):
Per poter giudicare se il rischio di infezione o di perdita dell'impianto conseguenti
alla rottura del blister sono accettabili o meno è necessario quantificare
le probabilità che questi danni si verifichino e la gravità dei
danni, e poi confrontare il livello di rischio conseguente con un valore di
soglia che corrisponde al livello di rischio accettabile. Questo è l'obiettivo
della analisi dei rischi.
L'ANALISI DEI RISCHI
Lo strumento principale attraverso il quale viene giudicata la sicurezza di
un dispositivo medico è l'analisi dei rischi: attraverso di essa si ottiene
una valutazione dei pericoli più importanti in rapporto all'impiego del
dispositivo.
L'esecuzione della analisi dei rischi consiste di quattro
fasi principali:
IDENTIFICAZIONE
DEI PERICOLI
Il primo passo da compiere consiste nell'individuare
ed elencare tutti i pericoli che potenzialmente
possono verificarsi durante l'utilizzo del dispositivo medico e poi, per ciascun
pericolo, risalire agli eventi indesiderati e ai danni potenzialmente prodotti.
Nel caso degli impianti dentali tra i pericoli principali che devono essere
considerati si possono elencare la trasmissione di infezioni, la mancanza di
biocompatibilità dei materiali, la rottura meccanica dell'impianto per
effetto dei carichi masticatori, il cedimento dell'interfaccia tra impianto
ed osso.
LA VALUTAZIONE
DEL RISCHIO ASSOCIATO
Una volta compilata la lista dei pericoli e dei possibili danni prodotti si
passa al compito più impegnativo: stimare
per ogni PCD identificata il
rischio associato, come prodotto della probabilità del
verificarsi del danno e della sua gravità.
Poiché ricavare in maniera precisa da studi clinici o statistiche già
esistenti i reali valori numerici delle probabilità risulterebbe troppo
complicato o impossibile, la probabilità che si verifichi un danno viene
spesso definita più semplicemente mediante scale di valori che comprendono
un certo numero di livelli rappresentati mediante definizioni di tipo qualitativo
(probabile, raro, ...).
Ciascun livello corrisponde ad una frequenza con cui il danno può verificarsi:
ad esempio, in Tabella
1 il livello Totale corrisponde ad una probabilità del
100%, quello Frequente ad una probabilità del 10%,
il livello Probabile all'1%, e poi a scalare fino al livello Incredibile
che corrisponde ad una probabilità di un caso su un milione.
Allo stesso modo anche la gravità del danno viene definita attraverso
livelli qualitativi (danno Trascurabile, Marginale, ecc.); ovviamente
la definizione di gravità è rapportata al tipo di dispositivo
medico e alle sue finalità riabilitative: il rischio di lesioni permanenti
o addirittura di morte può essere un rischio accettabile per un dispositivo
salvavita, quale un pace-maker, ma non lo è per un impianto dentale.
I livelli di gravità per quantificare i rischi associati ai dispositivi
utilizzati in implantologia sono riportati nella Tabella
2.
GIUDIZIO SULLA
ACCETTABILITA' DEL RISCHIO
La terza fase della analisi consiste nel giudicare
se ciascun rischio è accettabile o meno.
Combinando i livelli di probabilità e di gravità del danno delle
si costruisce una matrice di criticità del rischio, come quella
riportata in Figura
1, dove l'indice di rischio è rappresentato dall'incrocio tra
la riga che rappresenta la probabilità e la colonna che rappresenta la
gravità.
La matrice di criticità del rischio viene solitamente divisa in tre regioni,
che corrispondono al rischio Ampiamente Accettabile, alla situazione
di Allarme o di rischio ALARP (As Low As Reasonably
Practicable), e al rischio Non Accettabile (Figura
1).
Purtroppo le norme non stabiliscono come fissare i livelli accettabili di
rischio, e quindi è necessario definire, almeno per le caratteristiche
pericolose, i parametri di accettabilità del rischio stesso basandosi
sull'esperienza e sul buon senso.
Per un impianto o una fresa dentale la soglia della regione di rischio Ampiamente
Accettabile, che corrisponde ad un rischio di entità talmente modesta
da poter essere ignorato, può essere ragionevolmente fissata ritenendo
accettabile il caso in cui un danno di gravità Marginale abbia
probabilità di verificarsi Incredibile (cioè un caso su
un milione) oppure un danno di gravità Trascurabile si verifichi
con frequenza Rara (un caso ogni diecimila).
Il rischio è considerato completamente Non Accettabile se un
danno Catastrofico che può compromettere la vita del paziente
si può verificare anche con probabilità Incredibile (un
caso su un milione), oppure un danno Critico ha una probabilità
di verificarsi ogni centomila casi (livello Improbabile) o un danno Marginale
si verifica occasionalmente, con la frequenza di un caso su mille.
Tra le due regioni di Ampia Accettabilità e Non Accettabilità
è introdotta una regione di Allarme detta ALARP in cui il rischio
non è di entità così modesta da poter essere ignorato,
ma non è neppure così elevato da non essere accettabile; in questa
regione il rischio potrebbe essere ulteriormente ridotto fino ad essere portato
nella regione Ampiamente Accettabile, ma ciò non risulta conveniente
dal punto di vista economico o tecnico.
INTRODUZIONE DI MISURE DI SICUREZZA
Quando il rischio ricade nella regione Non Accettabile, deve
essere rivista la progettazione del dispositivo introducendo
delle modifiche per ridurre
il rischio entro la regione ALARP
o Ampiamente Accettabile.
La riduzione del rischio può essere portata avanti attraverso la prevenzione
e/o la protezione: la prevenzione riduce la componente probabilità mentre
la protezione agisce riducendo la gravità. Il termine sicurezza si riferisce
quindi alla possibilità di limitare o eliminare, sotto determinate condizioni,
il presentarsi di avvenimenti critici o catastrofici.
La Tabella
3 riassume i concetti espressi e riporta le azioni corrispondenti ai
tre eventi della catena di rischio.
Possiamo ora analizzare i rischi legati alla rottura del blister dell'impianto
sterile.
In precedenza sono stati identificati due possibili danni prodotti da questa
PCD:
- CASO A - l'insorgenza di una infezione peri-implantare
che viene curata prontamente
- CASO B - l'infezione
non trattata che porta alla perdita dell'impianto
CASO A
L'infezione peri-implantare curata con antibiotici rappresenta un danno di gravità
Marginale secondo la classificazione di Tabella
2.
La probabilità che si verifichi questo danno si ottiene combinando le
probabilità che si verifichino i singoli eventi:
| |
PCD - Rottura confezione e perdita sterilità |
| |
EI - Non riconoscimento della confezione rotta e utilizzo
dell' impianto non sterile |
| |
D - Infezione peri-implantare curata prontamente |
e quindi il livello di probabilità totale si può ritenere Incredibile
(frequenza di un caso su un milione).
Nella matrice di criticità del rischio il punto che rappresenta questa
situazione (punto
A, Figura 2) cade nella zona Ampiamente Accettabile.
CASO B
Nel caso della infezione non curata e della perdita dell'impianto, il danno
è di gravità Critica ma la sua probabilità di verificarsi
rimane Improbabile
| |
PCD - Rottura confezione e perdita sterilità |
| |
EI - Non riconoscimento della confezione rotta e utilizzo
dell' impianto non sterile |
| |
D - Infezione peri-implantare curata prontamente |
Questi livelli di probabilità e gravità individuano una posizione
della matrice di criticità del rischio (punto
B, Figura 2) che rientra nella zona ALARP, quindi ancora globalmente
accettabile.
Il caso A rappresenta il rischio di infezione
peri-implantare curata conseguente a rottura del blister,
il caso B
il rischio di mancata osteointegrazione e perdita dell'impianto conseguente
all'utilizzo dell'impianto non sterile.
L'analisi del rischio mostra che il rischio di danni legati alla rottura del
blister è comunque accettabile, perché la probabilità che
si verifichino tutti gli eventi (rottura del blister non rilevata dal medico,
mancato riconoscimento della infezione) è comunque molto bassa.
Uno dei due rischi rientra nella zona di allarme e pur se accettabile potrebbe
essere ulteriormente ridotto, ad esempio aumentando la resistenza del blister
o dotando l'impianto di una doppia confezione.
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