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La politica dei prezzi_rosso
In questo articolo l'autore presenta gli strumenti di
marketing che ci consentono di calcolare l'impatto dello sconto sull'efficacia
ed efficienza dello studio.
Roberto Rosso
La politica dei prezzi nelle prestazioni ai pazienti
italian
Dental Economist -
4/2005
-
ottobre 2005
La leva prezzo è un'importante strumento
di marketing per aumentare l'efficacia commerciale dell'impresa e ciò,
entro certi confini, riguarda anche lo Studio Dentistico. Una doverosa premessa
riguarda la definizione stessa del marketing
che è un insieme di attività,
chiamate marketing mix, tese principalmente a soddisfare le esigenze dei clienti,
che possa condurre l'azienda al massimo profitto.
In generale, in una logica di marketing, l'ultima delle azioni dovrebbe essere
proprio quella di abbassare i prezzi, salvo che questo non comporti un complessivo
aumento della redditività. Si tenga inoltre conto che questo fattore
incide direttamente sui ricavi complessivi dello Studio, che sono composti dal
prodotto del numero delle prestazioni per il loro prezzo.
Nel marketing, più che di prezzo si dovrebbe parlare di pricing,
cioè della possibilità dell'azienda di intervenire non solo sull'entità
della proposta economica ma sulle diverse modalità che la costituiscono:
prezzo complessivo o di singoli prodotti e prestazioni, condizioni di pagamento,
composizione e articolazione del preventivo, eccetera…
In generale, la leva prezzo è molto facile da usare ma, proprio
per questo, è facilmente imitabile. In pratica, chiunque può decidere
di abbassare il prezzo ma i concorrenti possono seguirlo in una sciagurata reazione
a catena. Oltre a ciò, usare la riduzione di prezzo quale elemento principale
della politica commerciale dell'azienda può avere effetti devastanti
sul suo conto economico.
In una prossima occasione potrà essere utile approfondire alcune teorie
e modalità che riguardano la costruzione e l'uso della leva
prezzo; in questo scritto desidero però focalizzare l'attenzione
su due soli fattori: l'efficacia commerciale e l'efficienza economica dello
Studio Dentistico.
IL PREZZO COME ELEMENTO
DEL MARKETING MIX
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- Incide sul risultato direttamente (è una componente)
e indirettamente (attraverso il volume)
R=P x Q
- E’ agile ma facilmente imitabile
- Come tutti gli altri elementi del mix, è interdipendentecon
tutti gli altri elementi
(prestazioni, comunicazione,struttura dello studio, ecc … )
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EFFICACIA COMMERCIALE ED ELASTICITA'
DELLA DOMANDA
Banalmente, possiamo affermare che un prezzo inferiore potrebbe farci preferire
a un concorrente ma questo può valere solo da un punto di vista tattico,
cioè per singole trattative e con pazienti particolarmente sensibili
a questo tema.
Da un punto di vista più strategico, la variazione dei prezzi può
impattare sulla domanda in modo strutturale; in pratica se a fronte di una diminuzione
del prezzo aumenta la domanda da parte dei consumatori (e/o viceversa) ci troviamo
di fronte ad un fenomeno denominato elasticità della domanda.
Un concetto importante per comprendere la domanda è quindi la sua elasticità,
cioè la sua sensibilità rispetto ai fattori di marketing; fra
tutti il più tipico è il prezzo.
L'elasticità al prezzo esprime pertanto
in quale proporzione si modifica il volume della domanda
a fronte di una determinata modifica nel livello del prezzo.
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E' possibile considerare l'elasticità della domanda anche nei confronti
di altre variabili di marketing (la capacità di comunicare, la qualità
della prestazione, ecc...) ma il costrutto analitico è assai più
complesso anche perché, diversamente dal prezzo, esse non producono normalmente
un effetto sulle quantità nel breve termine.
Vediamo quindi l'assunto teorico connesso con l'elasticità della domanda.
UN ESEMPIO PRATICO
Uno Studio Dentistico propone il detartraggio a 120
€ e il dentista non è soddisfatto
del livello di accettazione da parte dei pazienti, poiché su 50
preventivi solo in 20 hanno accettato di sottoporsi alla terapia.
Decide quindi di diminuire il prezzo a 96 €
e si rende conto che, una volta arrivato a 50 preventivi, ben 30 pazienti hanno
accettato.
A questo punto, seguendo lo schema illustrato in Tabella
1, proviamo a misurare l'elasticità della domanda a parità
di preventivi effettuati.
In funzione dell'elasticità della domanda, che dovrebbe essere analizzata
con un campione di iniziative diverse prima di applicare in modo radicale variazioni
di prezzi, si possono decidere differenti strategie di pricing per lo Studio
Dentistico. Non solo i prezzi possono essere diminuiti a seguito di queste analisi,
questi potrebbero anche essere incrementati cercando di minimizzare il rischio
di riduzione dell'efficacia commerciale.
Se, a seguito di una variazione del prezzo, la domanda aumenta o diminuisce,
si può affermare che la domanda è elastica; a questo punto se
si decide, ad esempio, per una diminuzione del prezzo, occorre valutare quanto
questa riduzione possa incidere non solo sui ricavi, ma soprattutto sulla redditività
dello Studio.
| Relazione fra elasticità e
ricavi |
| Natura della domanda/Variazioni di prezzo |
Aumento del prezzo |
Diminuzione del prezzo |
| Domanda elastica |
Diminuzione del ricavo totale |
Incremento del ricavo totale |
| Domanda inelastica |
Incremento del ricavo totale |
Diminuzione del ricavo totale |
| Domanda anelastica |
Nessun cambio del fatturato |
Nessun cambio del fatturato |
| Nelle simulazioni di analisi dell'elasticità
bisogna inoltre prevedere anche cosa succede se gli "studi concorrenti"
cambiano a loro volta il prezzo |
In molte situazioni, infatti, un aumento delle prestazioni a prezzi ribassati
potrebbe condurre in ogni caso ad un impoverimento dell'attività anche
se apparentemente il fatturato aumenta.
Per questo motivo è bene fare alcune considerazioni sul Margine di contribuzione.
EFFICENZA ECONOMICA E IMPATTO SULLA REDDITIVITA'
Se attraverso una sia pur semplice analisi della domanda, è possibile
prevedere come potranno variare i ricavi potenziali dello Studio a seguito di
una modifica dei prezzi, per comprendere l'impatto sulla redditività
occorre parlare del Margine di contribuzione, cioè della differenza tra
ricavi e costi variabili dello Studio.
Per definire l'ammontare di costi fissi e variabili occorre partire dalla valutazione
dei costi citati generalmente in un tipico conto economico dello Studio. Il
criterio da utilizzare per attribuire i costi alle categorie fissi e variabili
è il seguente: tutti i costi il cui ammontare non varia al variare del
numero di prestazioni effettuate sono da considerare costi fissi. Tutti i costi
che variano in maniera più o meno diretta con il numero di prestazioni
effettuate sono da considerare costi variabili.
La Tabella
2 schematizza il conto economico riclassificato dello studio standard
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Esempi di costi variabili
sono:
- costo orario del medico durante le attività cliniche
- costi laboratorio
- costi materiale
- compenso collaboratori esterni, ecc...
Esempi di costi fissi sono:
- luce
- affitto locali
- remunerazione dipendenti, ecc...
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Generalmente vengono assegnati alla voce costi fissi
anche gli emolumenti ai professionisti titolari, anche se una parte del compenso
dovrebbe essere considerato più strettamente connesso all'erogazione
della prestazione.
In pratica, si dovrebbe considerare una parte del compenso del professionista
titolare in quanto imprenditore mentre un compenso derivante dalla sua prestazione
d'opera, quindi strettamente correlato col tempo trascorso alla poltrona, dovrebbe
più propriamente essere considerato variabile.
GLI ELEMENTI CHE COMPONGONO IL CONTO ECONOMICO DELLO
STUDIO
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| I costi variabili
(consumo di materie, costo della prestazione, ...) e i costi
fissi (ammortamenti, retribuzioni personale dipendente, ...),
sono coperti dai ricavi che uno studio
dentistico realizza (ricavi da prestazioni professionali). Questi, se sono
adeguati, generano anche l'utile. |
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| Il margine di contribuzione
rappresenta la differenza tra i ricavi di vendita
(valore delle prestazioni dello studio) e i costi
variabili. |
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Esso serve a coprire i costi fissi
e, di solito, genera anche un utile
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IL CONTROLLO ANALITICO
Per continuare sui ragionamenti relativi alla leva prezzo,
e considerando che questo scritto non ha valenza gestionale ma commerciale,
ci concentreremo sul dato relativo al margine di contribuzione.
Ogni prestazione genera un ricavo che è dato dal prezzo di vendita al
netto degli sconti effettuati al paziente, e genera anche un costo.
Quindi anche il costo generato da ogni prestazione è suddivisibile in
due differenti gruppi, variabile e fisso.
Il primo è un costo che non ci sarebbe stato se non fosse stata
effettuata la prestazione.
Ad esempio il costo del materiale e il costo del collaboratore esterno chiamato
per la/le singole prestazioni.
Il secondo, invece, è rappresentato dalla quota parte di tempo
che lo Studio è stato impiegato per effettuare l'intervento.
Lo Studio genera ogni ora e ogni minuto dei costi, è corretto quindi
attribuire questi costi detti fissi sul tempo impiegato per ogni intervento.
In pratica, ogni singola prestazione deve contribuire alla copertura dei costi
fissi.
Spesso, durante attività di analisi sul Controllo di Gestione, si evidenziano
alcune prestazioni con margine di contribuzione basso, se non addirittura negativo,
e risulta evidente che il problema è legato al costo variabile della
prestazione e/o al suo relativo prezzo di vendita; in questo caso, l'eventuale
attribuzione della quota parte di costi fissi risulta come un'aggravante di
un problema già esistente e ben definito.
IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE
E LA REDDITIVITA' DELLE PRESTAZIONI
Calcolo del margine di contribuzione (MdC) di una
generica prestazione A
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MdC A
= Ricavo A - Costo variabile A
MdC % prestazione
A = (MdC A/Ricavo
A) x 100
Esempio
se
il ricavo per la prestazione A è di € 130 e il costo variabile
della prestazione A è € 100
MdC prestazione A = 130-100 = € 30
MdC % prestazione A = (30/130) x 100 = 23%
Attenzione a non confondere il MdC% con il ricarico,
che nella fattispecie è del 30%
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IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE E GLI EFFETTI DEGLI SCONTI
E' importante a questo punto fare alcune osservazioni sugli effetti di eventuali
sconti praticati al paziente sul margine di contribuzione dello Studio e di
quale deve essere l'incremento numerico delle prestazioni per poter mantenere
il contributo assoluto antecedente allo sconto.
In pratica, nel momento in cui viene praticato uno sconto, questo non va ad
abbassare solo il ricavo ma erode direttamente gran parte del margine.
Nell'esempio illustrato in Tabella
3 si mostra il caso di una prestazione venduta a 300 € che
genera un margine di 80 €, se viene applicato uno sconto del 10%
(cioè di 30 €) il margine crolla a 50 €, per
questo occorrerà aumentare il numero delle prestazioni del 60%,
secondo la formula in seguito descritta, al fine di conservare la stessa redditività.
Questa simulazione può essere riassunta nello schema seguente, che mostra,
a seconda di un determinato ammontare del MC (espresso in %),
quale deve essere l'incremento di prestazioni (in %)
se si vuole mantenere inalterato il contributo, a seguito di un determinato
sconto (in %).
Come si può quindi notare dalla tabella seguente, più si abbassa
il margine di contribuzione e maggiore dovranno essere le quantità vendute
per ottenere la stessa redditività.
| Rapporto tra margine di contribuzione,
sconto e incremento delle prestazioni |
| RIDUZIONE
DI PREZZO |
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MARGINE
DI CONTRIBUZIONE
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60 %
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50%
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40%
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|
1 %
|
1,7%
|
2,0%
|
2,6%
|
|
5%
|
9,1%
|
11,1%
|
14,3%
|
|
10%
|
20,0%
|
25,0%
|
33,3%
|
|
20%
|
50,0%
|
67,0%
|
100,0%
|
|
30%
|
100,0%
|
150,0%
|
300,0%
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CONCLUSIONI
Torniamo quindi alle detartrasi di cui si è discusso precedentemente,
abbiamo ipotizzato che avendo ridotto il prezzo da 120 € a 96
€ (riduzione del 20%) la
domanda, ma potremmo anche dire l'efficacia commerciale, è aumentata
del 50% poiché le prestazioni sono
passate da 20 a 30 unità.
Bene, si osservi la fila di numeri evidenziata nella tabella precedente, se
lo Studio Dentistico originariamente aveva su questa prestazione più
del 60% di margine allora potremo dire che
l'operazione è stata efficace ed efficiente.
Se lo Studio lavora su questa prestazione con un margine minore (ad esempio
del 40%) allora l'efficacia commerciale
conseguente all'elasticità della domanda non è sufficiente a rendere
l'iniziativa efficiente; paradossalmente, questa operazione che ha generato
maggiori ricavi per lo Studio, ha contestualmente distrutto la redditività
su questa prestazione.
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