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L'acquisto che produce qualità
Questo articolo è dedicato a chi intende dotarsi
di attrezzature costose o tecnologie sofisticate e fornisce utili indicazioni
su come calcolare il programma di recupero economico e valutare quanto incide
l'investimento sulla gestione dei costi.
Antonio Pelliccia
L'acquisto che "produce" qualità e
valore
italian
Dental Economist -
2/2005
-
maggio 2005
L'argomento che presento in questo breve articolo è spesso stato dibattuto
in diverse occasioni ed altrettante diverse impostazioni si sono avvicendate
nei consigli dati da diverse fonti al dentista.
Tra le principali correnti di pensiero è fondamentale citare:
- il commercialista che a
volte assume una opportuna visione prudenziale sotto il profilo fiscale
- il fornitore dentale che
spinge verso un acquisto agevolando l'odontoiatra con offerte e modalità
di acquisto vantaggiose
- i colleghi che sono già
utilizzatori del prodotto e che consigliano o criticano tale investimento
frutto della loro esperienza clinica
- le aziende produttrici
che avvalorano l'investimento finanziando ricerche che vengono
pubblicate sulle principali riviste di settore
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Il punto cruciale del problema in realtà è uno solo, sul quale
tutti siamo sicuramente d'accordo:
un investimento non è mai un costo
se produce profitti e quindi se genera valore economico per l'attività
Viceversa, se aumentare il valore dei beni, anche in base agli ormai consolidati
studi di settore ed ai vari modelli che devono essere compilati, non produce
una crescita economica duratura nel tempo, allora il rischio di aver acquistato
un bene non necessario è latente.
Quello che assume rilevanza, quindi, e che viene subito messo in evidenza dall'esperienza
gestionale derivante dalla scuola di impresa sono proprio i costi, che devono
essere calcolati preventivamente, per avere dei dati e degli obiettivi che l'utilizzo
della macchina deve raggiungere e superare, ripagando se stessa e generando
poi profitti.
Allora le domande che il dentista può semplicemente porsi, una volta
convintosi dell'efficacia e dell'ausilio dal punto di vista clinico dell'investimento,
sono solo due:
- Come recupero
il costo dell'investimento?
- Quante prestazioni devo eseguire con
la nuova tecnologia e quanto devo far pagare queste prestazioni ai pazienti?
La prima domanda è corretta, la seconda no, o meglio, non va posta in
questi termini. Vediamo perché.
COME RECUPERARE IL COSTO DELL'INVESTIMENTO
La prima domanda denota l'aver centrato un primo obiettivo, cioè la consapevolezza
che il bene acquistato non può rappresentare solo una spesa per scaricare
una parte del fatturato generando costi che riducono l'imponibile fiscale, ma
che va inserito in un ciclo produttivo che deve prevedere un piano di rientro
derivante dal suo utilizzo. Se così non fosse, si sarebbero solo alterati
alcuni parametri fiscali che determineranno un assetto dello studio diverso
per anni futuri, a fronte di un vantaggio a breve che non trova giustificazione
se parliamo di investimenti elevati.
In secondo luogo, dobbiamo ricordarci che tutti gli acquisti di beni e attrezzature,
sono considerati costi indiretti e quindi non legati alla produzione, per cui
vanno automaticamente ad aumentare il costo orario dello studio.
In pratica, quando si inserisce nel valore dello studio un nuovo bene aumentano
le quote delle voci di bilancio (ad esempio: ammortamento, leasing, finanziamento),
che producono un aumento dei costi annuali fissi. Tali costi il dentista, una
volta scelto di acquistare il bene, li dovrà sostenere comunque e sono
considerati indiretti perché restano invariati sia se quel bene viene
utilizzato tutti i momenti, sia solo una volta al mese (canoni leasing, ammortamento,
finanziamento). Quindi, considerata giusta la domanda, vediamo come valutare
la soluzione.
Occorre prima di tutto conoscere il costo orario dello studio nel periodo antecedente
all'acquisto della nuova attrezzatura
(per calcolare il valore del costo orario vedi, a cura di Antonio Pelliccia:
articolo su Il Sole 24 Ore - Speciale Expodental 2002, www.ilsole24ore
; Schede di Management , Editore Arianto srl, www.arianto.it
; Management Odontoiatrico, Editore Acme srl, www.promoden.it).
Per semplicità di trattazione, si veda la tabella
1
Una volta calcolati i costi indiretti dei quali la tabella 1 brevemente e sommariamente
elencata la tipologia, si deve procedere al calcolo del valore del costo orario
seguendo la tabella
2.
Dobbiamo dividere adesso i costi indiretti (nel nostro esempio: 187.488,00
€) per il totale budget ore produttive massime (nell'esempio:
2.140).
Adesso sappiamo che questo studio
ha un costo di 87,28 € orarie e che una visita disdetta all'ultimo minuto
o un imprevisto vanno a togliere ore al budget stabilito e quindi assumono la
caratteristica di essere considerabili costi a perdita della gestione manageriale.
A questo punto, avendo calcolato il costo orario dello studio prima dell'acquisto
della nuova tecnologia, dobbiamo ripetere l'operazione modificando i valori
nello schema della tabella
1 e successivamente nello schema della tabella
2, ricavando il nuovo costo orario dello studio che ha acquistato la nuova
attrezzatura.
Si noterà che la differenza del valore del costo orario non è
mai notevole, a volte (dipende dai valori inseriti nelle tabelle sopra riportate)
per investimenti di decine di migliaia di euro, lo scostamento tra il prima
ed il dopo del costo orario è di pochi euro.
Questo perché il valore che inseriamo annualmente è quello che
viene iscritto naturalmente al bilancio (ammortamento, leasing, finanziamento)
che va poi diviso per tutte lo ore di attività, in base al giusto ragionamento
che una nuova attrezzatura incide sul valore dello studio e quindi del suo costo
orario (costo aziendale).
In sostanza potremo affermare che introducendo una nuova attrezzatura, il costo
dello studio aumenta e dovremo calcolarne il valore in base ai modelli illustrati
sopra. Questo aumento di valore sta a significare che lo studio costa qualche
euro più l'ora e che quindi per recuperare tale investimento i pazienti
(fonte di finanziamento dello studio) dovrebbero pagare quella differenza.
Tale differenza però è esigua, infatti, se lo lo studio dentistico
illustrato nelle figure precedenti acquistasse un bene del valore di 75.000,00
€, che ammortizza in cinque anni, considerando anche il costo
del leasing, il valore orario dello studio passerebbe da 87,28
€ a circa 93,5 €.
Questo significa che ogni paziente contribuisse di poco più di 6,00
€ l'ora, i costi del bene sarebbero totalmente recuperati.
Naturalmente però questo è un ragionamento prettamente aziendalistico,
al quale dobbiamo aggiungere che il bene acquistato, come affermato in premessa,
dovrà sicuramente portare al dentista anche vantaggi metodologici, alla
qualità del lavoro, ai tempi ed all'efficienza operativa, etc...
Vantaggi che potrebbero ben ripagare l'aumento del costo orario, indipendentemente
dalla contribuzione di tutti pazienti. Attenzione, di tutti i pazienti, non
solo di quelli verso i quali viene utilizzata la nuova attrezzatura, in quanto
questo bene incide sul valore aziendalee sul costo orario dello studio.
QUALE COSTO FARE RICADERE SUI PAZIENTI?
Pertanto passiamo alla seconda domanda.
Quante prestazioni devo eseguire
con la nuova tecnologia e quanto devo far pagare queste prestazioni ai pazienti?
Considerato quanto fin ora detto, la domanda è formulata male, si dovrebbe
chiedere: Se non voglio aumentare verso tutti i
pazienti il costo orario, causa dell'inserimento in bilancio delle nuove spese,
quante prestazioni posso effettuare con la nuova attrezzatura, in modo che siano
solo i pazienti che la utilizzano a pagarne il valore?
Questa domanda richiede un'analisi più approfondita, perché allora
veramente dipende dal tipo di attrezzatura che si sta acquistando.
Se parliamo di un bene che migliora e rende più autonomo il dentista
rispetto alle metodologie che sta già adottando, il calcolo è
semplice, ma sempre approssimativo. Basta esaminare la media delle prestazioni
effettuate in precedenza e calcolare che utilizzeremo il nuovo bene ogni volta.
Ma se poi non sarà così, allora ci saremo infilati in una serie
di calcoli teorici che produrranno un aumento di listino solo di certe prestazioni,
ma in modo sensibile per quei pazienti. Il rischio è anche di andare
fuori mercato.
Se, invece, ci limitiamo a spalmare il costo dell'attrezzatura secondo la scuola
aziendalistica, i pochi euro per paziente possono essere recuperati dalla sola
riduzione dei costi dovuti al miglioramento dell'organizzazione, grazie al nuovo
acquisto, quantificando un recupero dell'investimento che né il dentista,
né il paziente accuserà, migliorando la qualità dello studio.
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